27/01/2012

E' andata proprio così!

Chiarissimo prof Monti,

so che le piace essere chiamato così e amo rispettare la volontà del mio interlocutore. Caro Monti, dicevo, voglio raccontarle una storia, una storia nata nella speranza e conclusasi nella disperazione.

Era gennaio. Ed era anche molto freddo. Una di quelle giornate in cui il cielo è grigio e può fare neve. Dopo una notte abbastanza movimentata da pensieri di ogni sorta, ho fatto colazione ripercorrendo con la mente tutto quello che mi poteva essere utile. L'università era molto vicina, ma occupando una grandissima area, ho fatto in tempo a perdermi e a ritrovare la via. Anche questo in fondo mi era parso come un "segno": forse era il mio giorno, era proprio destino che dovessi arrivare in tempo, proprio quando la segretaria delle risorse umane stava guidando tutti i candidati nella sala del concorso, in una struttura labirintica, con ponti ascensori a incastro e lunghi corridoi...non sarei mai riuscita a giungere a destinazione senza il suo aiuto.

Aspetto poco. Sono la terza, non faccio in tempo ad entrare realmente in ansia che sono già di fronte alla commissione a presentarmi. Trovo sguardi sereni, accoglienti, sinceri... le domande sono pertinenti, proprie di chi ha per lo meno sfogliato i miei lavori. La cosa mi gratifica e mi fa sentire a mio agio. Continuo a pensare che ci sia una speranza.

Tutto crolla quando metto il naso fuori dalla stanza e scopro che esiste già un candidato designato alla vittoria. E' per lui questo concorso. Non posso crederci! Non può essere vero!

E tutte quelle storie sul cambiamento, sulla riforma, su una università nuova, dove sono finite? Ho perso ogni speranza pochi giorni fa, quando ho letto l'esito della selezione, che in modo laconico e pungente si limita a dire "the winner is...", senza una motivazione, un punteggio, una graduatoria, un ben che minimo indizio  - valutativo si intende - che mi aiuti a capire cosa mi manca per vincere un concorso da ricercatore.

Carissimo Monti allora le chiedo, come italiana che crede al suo governo e ai sacrifici che ci ha chiesto, quando potrò riscuotere la mia fetta di equità? 

11/05/2011

Questo l'ho fatto (anche) io

remida_trecolori[1].JPGCon orgoglio, posso dire di essere anche io parte di questo progetto...ho avuto la fortuna di cimentarmi nella lavorazione a maglia della bandiera...ho fatto il bianco e il rosso...

pochi punti però mi sono sentita parte di qualcosa di grande.

Consiglio a chiunque di passare da reggio emilia, non tanto per vedere - o per lo meno non solo - la bandiera italiana madeamano ma per visitare il museo del tricolre e guardare in faccia le persone che sono morte credendo in qualcosa di grande, che ora "è"...

Ma a proposito, come siete soliti elencare i colori della bandiera?

                     am

16/04/2011

Per Vik Arrigoni. Restiamo umani

Chissà se anche di fronte a un episodio come questo avrebbe avuto la forza di dire ancora "restiamo umani". Chissà se sono state queste le ultime parole che ha pronunciato per sè prima di morire.

Quanto suona ironica e al contempo crudele la breve descrizione che ha utilizzato sulla sua pagina in FB, oggi nelle mani di fedeli sostenitori che intendono dare ancora voce al suo pensiero e alla sua ideologia pacifista: "E SE HO ANCORA LA FORZA DI RACCONTARE DELLA LORO FINE E' PERCHE' VOGLIO RENDERE GIUSTIZIA A CHI NON HA PIU' VOCE, FORSE, A CHI NON HA MAI AVUTO ORECCHIE PER ASCOLTARE"

Il suo motto, una pregiera o un obiettivo?

Mi piace pensare che in quelle parole vi fosse tanta speranza, quella di una persona in grado di sognare...restare umani, in fondo, implica il fatto di esserlo di partenza...per cui forse qualcosa di buono è ancora recuperabile, per noi che siamo carne, ossa e un sospiro di vento.

am