05/04/2012
Ciao sono io...
Di recente, sto lavorando con le narrazioni ma in modo un po' diverso dal solito.
Al posto di fare una classica intervista con stimoli che ripercorrono la biografia, ho stretto un rapporto di corrispondenza con i miei intervistati. Personalmente la chiamo intervista epistolare..E' assurdo quanto di persone persona adesso sappia, quante emozioni abbiano condiviso con me e quanto poco di fatto le conosca.
Anche questa è relazione? la sensazione che mi lascia leggerle e non averle mai viste ne incontrate (in genere le contatto solo per mail) è di essere quasi non legittimata a "trafugare questa corrispondenza"...io mi sento assente...sono una presenza semantica ma non certo di contenuto..è come se la loro intervista la conducessero allo specchio. Credo sia un metodo davvero potente per l'esplorazione di vissuti personali, da maneggiare con prudenza.
Eppure l'altro giorno qualcosa mi ha sopreso. Quel confine così marcato - il foglio e la penna - è stato violato, facilmente...ed è stato un piacere. Alzo la cornetta del telefono di casa dopo qualche squillo "Ciao sono Maria R."
che emozione! che sorpresa! Possiamo anche parlarci? quel rapporto confinato sul foglio sembrava implicare implicitamente nessun altro contatto per rimanere autentico e invece, la mia irrefrenabile voglia di conoscerli, tutti, per viso e per nome..riconoscerli come noi umani sappiamo fare con chi e ciò che ci è familiare, forse è una sensazione condivisa e condivisibile.
Dopo qualche battuta sulla ricerca, ci siamo trovate a parlare di noi. LA voce di Sofia mi riportava al mio quotidiano...e quella voce poco familiare alla cornetta contaminava tutto lo spazio.
Ho chiuso con il batticuore e tanta gioia.
Sarà mica un altro risultato della ricerca?
am
16:10 Scritto da: ale_mika in Anthropology, etnografia della vita quotidiana, media anthropology, Narrative sociology, Osservazioni quotidiane | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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27/01/2012
E' andata proprio così!
Chiarissimo prof Monti,
so che le piace essere chiamato così e amo rispettare la volontà del mio interlocutore. Caro Monti, dicevo, voglio raccontarle una storia, una storia nata nella speranza e conclusasi nella disperazione.
Era gennaio. Ed era anche molto freddo. Una di quelle giornate in cui il cielo è grigio e può fare neve. Dopo una notte abbastanza movimentata da pensieri di ogni sorta, ho fatto colazione ripercorrendo con la mente tutto quello che mi poteva essere utile. L'università era molto vicina, ma occupando una grandissima area, ho fatto in tempo a perdermi e a ritrovare la via. Anche questo in fondo mi era parso come un "segno": forse era il mio giorno, era proprio destino che dovessi arrivare in tempo, proprio quando la segretaria delle risorse umane stava guidando tutti i candidati nella sala del concorso, in una struttura labirintica, con ponti ascensori a incastro e lunghi corridoi...non sarei mai riuscita a giungere a destinazione senza il suo aiuto.
Aspetto poco. Sono la terza, non faccio in tempo ad entrare realmente in ansia che sono già di fronte alla commissione a presentarmi. Trovo sguardi sereni, accoglienti, sinceri... le domande sono pertinenti, proprie di chi ha per lo meno sfogliato i miei lavori. La cosa mi gratifica e mi fa sentire a mio agio. Continuo a pensare che ci sia una speranza.
Tutto crolla quando metto il naso fuori dalla stanza e scopro che esiste già un candidato designato alla vittoria. E' per lui questo concorso. Non posso crederci! Non può essere vero!
E tutte quelle storie sul cambiamento, sulla riforma, su una università nuova, dove sono finite? Ho perso ogni speranza pochi giorni fa, quando ho letto l'esito della selezione, che in modo laconico e pungente si limita a dire "the winner is...", senza una motivazione, un punteggio, una graduatoria, un ben che minimo indizio - valutativo si intende - che mi aiuti a capire cosa mi manca per vincere un concorso da ricercatore.
Carissimo Monti allora le chiedo, come italiana che crede al suo governo e ai sacrifici che ci ha chiesto, quando potrò riscuotere la mia fetta di equità?
15:34 Scritto da: ale_mika in blog life, Osservazioni quotidiane, sfoghi | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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11/05/2011
Questo l'ho fatto (anche) io
Con orgoglio, posso dire di essere anche io parte di questo progetto...ho avuto la fortuna di cimentarmi nella lavorazione a maglia della bandiera...ho fatto il bianco e il rosso...
pochi punti però mi sono sentita parte di qualcosa di grande.
Consiglio a chiunque di passare da reggio emilia, non tanto per vedere - o per lo meno non solo - la bandiera italiana madeamano ma per visitare il museo del tricolre e guardare in faccia le persone che sono morte credendo in qualcosa di grande, che ora "è"...
Ma a proposito, come siete soliti elencare i colori della bandiera?
am
13:49 Scritto da: ale_mika | Link permanente | Commenti (1) | Segnala | Tag: bandiera, tricolore, 150 anni, remida | OKNOtizie |
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