25/05/2009

International AD

Dunque - so che non si dovrebbe iniziare mai un discorso così :))) -

Non ricordo più l'ultima volta che sono riuscita a ritagliare due minuti per me per scrivere qualcosa di intelligente qui sopra...

E' giunta l'ora di ricominciare e di lasciarsi alle spalle questa lunga pausa...per cui  - da qui il dunque poco sopra citato - desidero segnalare una rivista etnografica internazionale, il cui numero è oggi accessibile gratuitamente - presumo che lo sarà per poco...ma perchè non approfittarne...

Sul sito dell'AIS, invece, è aperto un dibattito sul ruolo della sociologia difronte a un grande disastro come il terremoto in Abruzzo...io provo a rilanciare il mio interesse per uno studio sul rapporto tra memoria, tragedia e immagini...

Mi farebbe piacere scambiare opinioni a riguardo...

am

05/12/2008

Tante cose da dire dopo tanto silenzio

Le lacrime di Cam! (se potessi ti strinegerei forte forte)

Ieri era giovedì, giorno di gruppo. Non ho postato le notizie sulla volta precedente e quella della scorsa settimana l'ho saltata causa convegno.

Se ho tempo proverò a raccontare anche il tassello mancante - me lo riscervo per un altro momento di "crisi da silenzio" - ed oggi vorrei dedicarmi all'incontro appena trascorso.

Fortissimo! scrivevo al mio prof in una mail che se dovessi dare il titolo alla giornata di ieri la chiamerei "contrasti".

Il primo. C'è un nuovo membro e, a dispetto delle routine, è un uomo di mezza età vedovo E. Il suo ingresso ha risvegliato il lato femminile, molto accuditivo e, passatemi il termine, un po' erotico delle molte partecipanti mature... Ma il contrasto non è solo contenuto in questa sana contrapposizione "uomo" donna, ma negli accenti dei punti di vista di fronte alle situazioni. Mi riferisco al fatto che spesso il gruppo - AE (prima di E.) - si soffermava molto sui tunnel emotivi, su quei momenti in cui si crea un loop riflessivo per cui si cade in uno di quei pensieri senza ritorno. E' la classica situazione in cui ci si chiede "perchè proprio a me" ...ovviamente non c'è una risposta e la mancanza di senso rischia di contagiare il quotidiano.

Ecco, E. è riuscito a raccontare questo processo da fuori - pur avendolo vissuto - e ha spiegato come in automatico, per istinto di sopravvivenza forse, sia portato a fare un passo indietro...ha sperimentato quel tunnel e non ci vuole più andare..allora quando il perchè comincia a fare capilino nella sua mente lo arresta con un processo razionale per cui sa che non c'è risposta per cui si rifiuta di pensarci ancora sù. interessante! Almeno secondo me....

Contrastanti sono state anche le onde emotive che di hanno devastato nel corso dell'incontro. Siamo passati più volte dal riso al pianto...insieme...(io molto dentro)..ascoltando la storia di C. e della sua bimba. Quella di C. e del suo piccolo A.

C. ha letto i verbali dell'incidente e ha scoperto che l'ostacolo - la sua piccola creatura...assurdo che debba definirsi così - ha fatto un volo di trentatre metri (come un palazzo di 11 piani), sbalzata via da un motociclista.

La voce si faceva grido..e la rabbia dominava il suo sfogo «odio tutti...anche mio figlio..anche me perchè non ero lì» e poi giù, così fragile..quasi come se la voce si facesse preghiera e mentre dalla bocca usciva «non è possibile, non alla mia bambina» si poteva anche udire...anche se non detto...«torna! ti prego torna da me»

Lacrime e anche risa...a volte liberatorie al pari del pianto. Spontanee..e sincere...

Contrastanti anche i comportamenti raccontati. Sono tutti - o per la maggior parte - atei. Eppure si attendono un incontro con il loro caro nell'aldilà. Tutti parlano di anima...parlano di un altrove che non è il cimitero...

Una riflessione importante poi occorrerebbe farla sul rapporto con gli oggetti del defunto. Sembra un atteggiamento schizzofrenico: si conservano con cura e preferibilmente intatti, così come sono stati lasciati...ma poi non si riesce per molto tempo a toccarli, a guardarli, a tenerli con sè...e poi non si riesce a liberarsene...insomma una specie di prossimità/distanza che rispecchia forse l'atteggiamento ambivalente verso il dolore - in una prima fase - e il ricordo - in una seconda.

Forse a Natale mi concedo da loro...mi mancheranno, già lo so...ah, dimenticavo..ieri mi sono presentata a E. come la "presenza silenziosa" del gruppo.

am

14/11/2008

Notizie flash a stomaco vuoto

ah! lo stomaco brontola ma prima di scappare in cucina...volevo solo segnalare che a Barcellona è andata bene..tanti amici nuovi,contatti, opportunità..e chissà che non si parta presto per Maillorca :)))

Non basterebbe lo spazio per raccontare ogni cosa che ho ascoltato - capito a metà - e colto con lo sguardo...di certo tante vite interessanti popolano il mondo...storie di viaggio, di intrecci culturali che, continua a pensare , restano le più interessanti da ascoltare e da imitare..

chissà se anche io un giorno potrò "viverle" :)

More information  e qualche video delle presentazioni si possono vedere/leggere qui

am

03/10/2008

Appunti etnografici: seconda puntata

Ieri sera mancava R., la più senior delle senior, la vera facilitatrice discreta del gruppo, e la sua assenza pesava non poco sulle dinamiche interne.

Non abbiamo letto il diario di bordo della giornata precedente - mi avrebbe fatto molto piacere perchè l'aveva scritto Ra. e avrei voluto capire se ha aggiunto anche qualcosa sulla mia presenza - non abbiamo fatto il verbale dell'incontro e si è proceduto molto in ordine sparso. Spesso le voci si sovrapponevano creando un'atomosfera caotica.

Dato che ne ho avuto la possibilità - lo scorso lunedì a T. avevo incontrato una del gruppo in un altro gruppo AMA dove fa la facilitatrice e lì aveva ascoltato la mia presentazione per esteso - mi sono introdotta a tutti in maniera "ufficiale", ho dichiarato i miei interessi..però non ho parlato della mia perdita...non ho fatto riferimento ai motivi che mi hanno avvicinato a questo tema..e ancora una volta sono uscita di lì con la sensazione di non essere stata del tutto sincera.

Ho conosciuto C., la donna di cui avevo sentito parlare ma che non avevo incontrato di persona, lei è giovanissima, ha un bimbo piccolo e ha perso il compagno da due anni. Ancora indurita e inaridita dalla perdita, usa spesso toni molto aggressivi e distaccati verso gli altri e la frase che dice più spesso ascoltando gli altri è "non sono d'accordo".

In un gruppo sul lutto non mi sarei mai aspettata tanta "presenza" nei discorsi di "presente", del loro oggi, e, come in uno di quei incontri pomeridiani tra donne inglesi attorno al te, si è passati subito ad argomenti caldi come le crisi matrimoniali e il sesso.

Ad. (che ho scoperto si chiama di fatto M. ma forse è meglio che continui a chiamarla Ad) - che ha perso la mamma - parlava di suo marito e delle difficoltà dell'ultimo periodo a istaurare un "rapporto" con lui... dichiara di essere interessata a prendersi cura di sè - in senso puramente estetico - a fare quelle cose che sua madre le ha chiesto spesso di fare ma che lei per spirito di contraddizione ha sempre rifiutato:

«è come se l'avessi inghiottita, mia madre» questa frase mi colpisce molto e vorrei ritornarci su.. mi ricorda un po' i riti cannibalici delle tribù del passato che avevano un po' questa connotazione reale e simbolica: nutrirsi dell'altro pe rinterirorizzarlo, per appropriarsene...

Uscita di lì, ieri, non mi è parso di stare a un incontro AMA sul lutto...

L'ultimo pensiero è andato a R., assente perchè segnata dal suo terzo scontro con un tumore..

am

19/05/2008

Etnografia visuale: atto primo

eccomi qui.

Settimana durissima quella passata..e un'altra altrettanto pesante è appena iniziata.

In ansia per la grande discussione: 26 maggio ore 15.00....LA DISCUSSIONE...quella non con l'inziale... ma con tutte le lettere maiuscole.

Per distrarmi sto cercando di impegnare la mente in altre letture...tra cui un articoletto sulla rivista Etnografia e Ricerca Qualitativa, nuova nata del gruppo il mulino.

L'articolo  si intitola "visuale, visibile, etnografico" e propone una rilettura delle due categorie -visuale e visibile - dimostrando che di fatto non sono due aspetti a sè stanti ma l'uno il prolungamento dell'altro - cercando di ricollocarle all'interno dell'etnografia per analizzarne gli aspetti ontologici e medolologici connessi appunto a questa metodologia.

Non posso ancora fare le giuste considerazioni perchè non ho completato la lettura...però sempre per avere qualche suggestione sul mio taccuino virtuale... tengo tracci delle tre accezioni di visibilità in ambito sociale:

- la visibilità spettacolare: è forse quella con cui abbiamo maggiore familiarità, grazie alla TV e al diffondersi di certi programmi che dimostrano la pervasività e la penetrazione del mezzo nel quotidiano. Penso ai grandi reality che rendono spettacolare il quotidiano, dicotomia - quotidiano/speattocalare - un tempo stabile e fondamentale per separare l'ordinario dalo straordinario;

- la visibilità controllo: anche qui viene in mente il Panopticon di Bertham o il suo prototipo antico "l'o(re)cchio di Dionisio"...visibilit come strumento per esercitare il controllo di noi sugli altri e degli altri su noi stessi (penso a un sentimento ocme la vergogna che è strettamente connesso a una visibilità non voluta, subita che crea imbarazzo)

- la visibilità riconsocimento: la più interessante delle tre e forse la meno evidente per ciascuno di noi se non in particolari situazioni. Noi siamo solo in funzione del fatto di essere riconosciuti in quanto individui dagli altri..la nostra esistenza, la nostra storia, necessita di sottoporsi allo sguardo - reale, figurato, mi viene in mente anche solo narrativo - degli altri..e non è un concetto nuovo attrbiuibile alla psicologia sociale..ma risale già alle riflessioni di Hegel per il quale «l'autocoscienza esiste in sè e per sè solo in quanto e per quanto essa esite per un'altra autocoscienza: vale a dire che  è solo essendo qualcosa di riconosciuto»

am

05/05/2008

tracce antropologiche: i graffiti come forma espressiva metropolitana

Inutile dire come ci si può sentire dopo essere arrivati in fondo al proprio post, essere convinti di averlo salvato, per scoprire poi che non è stato mai pubblicato...

mea culpa...questa  la vicenda dello scorso venerdì e in questi giorni di assenza di connessione domestica è stato complicato riuscire ad aggiornare i contenuti del blog.

Ci riprovo. Eccomi alle prese con un post sull'antropologia del graffito!

Dalla newsletter sull'antropologia dei media mi arrivano interessanti stimoli su questo particolare oggetto di studio che può rientrare a pieno titolo nelle forme di comunicazione mediata. Potremmo dire che può essere considerato la forma espressiva più elementare, che trova i suoi precursori nelle raffigurazioni paleolitiche del nostro lontano passato.

Un muro bianco e il profondo bisogno di lasciare traccia si trasformano in una forma d'arte contemporanea che molto dice di noi e del nostro tempo. Pare che in Brasile , dove l'arte graffettara è particolarmente sviluppata, lo stesso governo abbia previsto un riconoscimento ufficiale di questo stile espressivo e abbia contribuito anche finanziariamente a sostenere iniziative di ricerca in questo campo. Così il Brasile vanta oggi ricerche, studi ed equipe di antropologi dediti allo studio dei graffiti.

I piani di analisi possono essere differenti e tutti molto interessanti. Mi viene in mente la richiesta di uno studente di qualche anno fa che desiderata fare uno studio dei messaggi lasciati sulle pareti dei bagni pubblici. Non che siano paragonabili ai graffiti...nè tanto meno che possano essere considerati una forma d'arte...

Quello che secondo me accomuna la rappresentazione per immagini alle scritte sui muri è il loro essere "storia". La loro natura narrativa.

Da un lato entrambi pososno essere considerati una traccia antropologica, più o meno destinata a durare nel tempo...

Dall'altro al loro interno - sul piano del ocntenuto, nel caso del testo, e sul piano della raffigurazione nel caso dell'immagine - esiste una storia, un messaggio narrativo che da essi parte e si intreccia tanto con il contesto (la parete e il posto dove è situata) quanto con gli altri elementi di contenuti in esso rappresentati.

E allora "segno" sul blog...e chissà che fra un po' di tempo non abbia la possibilità di occuparm,i di questo tema...

am

ps: chi vuole legga di Ivor Miller

15/04/2008

web sphere analysis

Mi sembra inutile commentare il risultato delle elezioni...per cui, visto che vorrei usare questo spazio come un blocchetto di appunti..segno i riferimenti di una lettura interessante su una bozza di metodo di ricerca nel mondo della Rete...

Due studiosi - uno con un cognome di "senso compiuto"(Foot), l'altro un po' meno(Sheneider) - hanno pubblicato un paper su New media and Society dedicato a un nuovo metodo di sutdio per il mondo digitale - battezzato per l'appunto web sphere analysis - che abbraccia più strumenti per rispettare la natura dinamica dei contenuti e le commistioni comunicative e di produzione che la caratterizzano.

Cosa si intenda esattamente poi...credo sia ascrivibile esclusivamente alla definizione dell'oggetto di studio, ovvero della parte del web che si vuole analizzare. Piuttosto che procedere per unità discrete (singoli risultati ottenuti da una ricerca), i due studiosi propongono un percorso di identificazione della sfera (ovvero dell'area digitale risultante dall'incrocio di link e rimandi) attorno a un determinato argomento, muovendosi all'interno del web come in un percorso aperto. Abbadnonando dunque quell'atteggiamento ancora unb po' presente tra gli studiosi di considerare il web come una summa di fogli, come una mega enciclopedia sfogliabile seocndo un rodine lineare...

«it's a shift towarda methods that recognize the co-productive nature of new media - thus duality of users and producers - and the potential for digital media productions to be simultaneously inscriptions of communicative action and structures for action, especialli on the web»

Schneider S. M., Foot, A. K. (2007), The web as  an object of study, New media and society, 22 nov, 2007.

Mmmm...non molto illuminante...e adesso che ci penso anche un po' scontato...forse non possiamo considerarlo un metodo :)..un approccio?

ma!

am